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Venerdì 16 dicembre 2016, alle ore 21, Oratorio San Filippo Neri (Via Manzoni 5 a Bologna), Orno Teatro presenta:

LE FARFALLE DELLA FELICITA'

Omaggio a Guido Gozzano nel centenario della sua scomparsa.

locandina-gozzano

Uno spettacolo dove le parole, la musica e le immagini si mescolano e si fondono  per ricordare e riscoprire il più artista dei poeti del suo tempo (Eugenio Montale), il più grande rimatore italiano dopo Dante (Pier Paolo Pasolini). Per  ripercorrere il  tempo  in cui visse la sua breve vita (1883 -1916) e per ascoltare  i suoi versi più belli.

Uno spettacolo per ricordare questo amico lontano nel tempo e per godere ancora della sua ironia, della sua profondità e della sua maestria. Per riassaporare le buone cose di pessimo gusto, per rivivere i viaggi nei  mari lontani,  l'amore per la donna (mistero senza fine bello) e il disincanto, la malattia, la malinconia per la condizione umana, la nostalgia per ciò che poteva essere e non è stato.

Non un semplice reading di poesie né una lectio magistralis ma un racconto basato oltre che sui testi poetici anche sulle lettere, sulle novelle e sulle fiabe che Gozzano scriveva quasi in contrasto con ciò che in quei pochi anni della sua vita avveniva nel mondo (la belle époque, D'Annunzio, l'esposizione universale del 1900, il volo dei fratelli Wright,  Albert Einstein e la teoria della relatività, il manifesto futurista di Marinetti, il Titanic, Friedrick Nietzsche, l'attentato di Sarajevo,  la prima guerra mondiale, Guglielmo Marconi...)

Uno spettacolo per ribadire ancora una volta che gli scrittori mediocri parlano di cose grandi per dire banalità mentre i veri scrittori dicono  cose profonde parlando di cose piccole. E Guido Gozzano era, e dopo un secolo resta, un grande scrittore.

Love story di Stefanie Golisch

selezione a cura di Flavio Almerighi

Lunedì sera.
Cinque persone in un vagone della metropolitana.
Uno comincia a parlare,
gli altri giocano con il cellulare.
Siediti accanto a me.
Mi chiede il mio nome,
gli dico un nome e aggiungo: stanca.
Anche lui dice un nome.
Sei fermate ancora.
E’ andato a teatro, ma si è annoiato a morte.
Mi chiede se faccio la contabile e
si scusa subito.
Dice che nessuno è contento della propria vita.
Io si invece.
Lui: non ci credo.
Chiudo gli occhi, la vie, la vie, quelle connerie la guerre…
Riapro gli occhi.
Chiede se qualche volta possiamo bere un caffè insieme.
Dico che non ho mai tempo perché devo volare.
Dice che mi farà un paio di ali.
Rispondo, grazie.
Mi alzo.
Capolinea.

Stefanie Golisch, Dr. ph, nata nel 1961. Germanista, scrittrice, traduttrice. Vive e lavora dal 1988 in Italia. Dal 1995-2003 incarico all’università di Bergamo per la letteratura tedesca contemporanea. 2002 Premio letterario Würth. Dal 2007 redattrice del blog letterariowww.lapoesiaelospirito.wordpress.com. Dal 2009 membro del „Pen Zentrum deutschsprachiger Autoren im Ausland“ e di „Writers in Prison“. Numerose pubblicazioni letterarie e di critica letteraria in tedesco, italiano e inglese. Conferenze, seminari e incarichi universitari.

Cocotte di Guido Gozzano

(nel centenario della morte, il 9 agosto 1916)

I.
Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto...

II.
"Piccolino, che fai solo soletto?"
"Sto giocando al Diluvio Universale"
Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.
Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto
di quel volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con le mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!
"Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?"
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità...
"Una cocotte..."
"Che vuol dire mammina?"
"Vuol dire che è una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!"
Co-co-tte... La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d'ovo e di gallina...
Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l'Isole Felici...
Co-co-tte... le fate intese a malefici
con cibi e bevande affatturate...
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!

III.
Un giorno - giorni dopo - mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
"O piccolino, che non mi vuoi più bene?"
"È vero che sei una cocotte? "
Perdutamente rise... E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.

IV.
Tra le gioie defunte e i disinganni
dopo vent'anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?
Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l'ultimo amante disertò l'alcova...
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d'un bacio e d'un confetto,
dopo vent'anni, oggi, ti ritrova
in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
Da quel mattino dell'infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t'aspetta, o creatura!
Vieni, Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
coma Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!
Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state...
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent'anni or sono!
Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia...
Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
Fa' che io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò: rifiorirà nell'atto,
sulla tua bocca l'ultima tua grazia.
Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d'allora,
il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

Guido Gozzano